Attacco di mandata per autopompa vigili del fuoco: scheda tecnica e criteri di scelta

L'attacco di mandata per autopompa è l'interfaccia critica tra il sistema di approvvigionamento idrico dei vigili del fuoco e l'impianto interno di spegnimento. La sua corretta configurazione determina l'efficienza operativa durante l'intervento e la compatibilità con i mezzi di soccorso. Questa scheda tecnica analizza le varianti disponibili, le prestazioni richieste dalla normativa italiana e i criteri di scelta in funzione della tipologia di edificio e della portata necessaria.

In sintesi

  • L'attacco di mandata deve rispettare le specifiche UNI 70/1 e UNI 70/2 per garantire compatibilità con i mezzi VVF
  • La scelta tra attacchi a vite e a baionetta dipende dalla portata richiesta e dalla configurazione dell'impianto
  • La posizione dell'attacco deve essere facilmente raggiungibile e chiaramente segnalata secondo il Codice di Prevenzione Incendi
  • La pressione di esercizio e la portata nominale devono essere verificate in fase di progettazione dell'impianto di spegnimento
  • La manutenzione periodica e il controllo della tenuta sono essenziali per garantire l'operatività in caso di emergenza

Che cosa è e come è fatto l'attacco di mandata per autopompa

L'attacco di mandata per autopompa è un dispositivo di interfaccia meccanica che consente il collegamento rapido tra l'impianto di spegnimento interno dell'edificio e la pompa antincendio del mezzo dei vigili del fuoco. Si tratta di un componente passivo, realizzato in ghisa sferoidale o acciaio, che deve garantire una connessione stagna e resistente alle pressioni operative tipiche degli interventi antincendio.

La struttura dell'attacco comprende: corpo principale con filettatura interna (per gli attacchi a vite) o sede a baionetta (per gli attacchi rapidi), anello di tenuta in gomma elastomerica (generalmente EPDM), ghiera di serraggio e una flangia di fissaggio al tubo di mandata. Il diametro nominale varia in funzione della portata richiesta, con i modelli più comuni in DN 70 (per portate fino a 2.500 l/min) e DN 100 (per portate superiori).

La tenuta è garantita da un sistema di compressione meccanica che non richiede sigillanti aggiuntivi. Questo aspetto è fondamentale per consentire il rapido collegamento durante l'intervento e per evitare perdite anche con pressioni di esercizio elevate, tipicamente comprese tra 10 e 16 bar per gli impianti civili e fino a 25 bar per gli impianti industriali.

  • Componente passivo di interfaccia tra impianto interno e autopompa VVF
  • Realizzato in ghisa sferoidale o acciaio con tenuta elastomerica
  • Diametri nominali DN 70 e DN 100 per portate da 1.000 a 3.000 l/min
  • Pressione di esercizio da 10 a 25 bar in funzione della tipologia di impianto

Varianti, dimensioni e configurazioni disponibili sul mercato

Il mercato offre due principali tipologie di attacchi di mandata, ciascuna con specifiche applicazioni e vantaggi operativi. Gli attacchi a vite (UNI 70/1) sono caratterizzati da una filettatura metrica interna M 80 × 1,5 e consentono una connessione sicura e stabile, particolarmente indicata per impianti fissi dove il collegamento non viene ripetuto frequentemente. Gli attacchi a baionetta (UNI 70/2) invece permettono il collegamento rapido mediante una rotazione di 90° e sono preferiti nei contesti dove la velocità di allacciamento è critica.

Per quanto riguarda i diametri, il DN 70 è lo standard per portate fino a 2.500 l/min ed è il più diffuso negli edifici civili, negli alberghi e negli uffici. Il DN 100 è riservato agli impianti di grande portata, tipici di strutture industriali, depositi logistici e impianti di protezione di aree critiche. Esistono inoltre varianti con attacchi doppi (due punti di mandata paralleli) per edifici di grande metratura che richiedono ridondanza di alimentazione.

Le configurazioni disponibili includono: attacchi con flangia di fissaggio per tubo esterno, attacchi incassati in nicchia murale con sportello di protezione, attacchi con valvola di ritegno integrata (per evitare il reflusso dell'acqua), e attacchi con manometro di pressione incorporato. La scelta della configurazione dipende dalla posizione prevista (interno/esterno), dalla facilità di accesso e dai requisiti di protezione dell'elemento.

  • Attacchi a vite UNI 70/1 con filettatura M 80 × 1,5 per connessione stabile
  • Attacchi a baionetta UNI 70/2 per collegamento rapido a 90°
  • DN 70 per portate fino a 2.500 l/min (edifici civili)
  • DN 100 per portate superiori a 2.500 l/min (strutture industriali)
  • Varianti con doppio attacco, valvola di ritegno e manometro integrato
Tipologia Diametro Portata nominale Pressione max Campo di impiego tipico
Attacco a vite DN 70 70 mm Fino a 2.500 l/min 16 bar Edifici civili, alberghi, uffici, ospedali
Attacco a baionetta DN 70 70 mm Fino a 2.500 l/min 16 bar Strutture con accesso rapido richiesto, aree critiche
Attacco a vite DN 100 100 mm Fino a 3.500 l/min 25 bar Impianti industriali, depositi logistici, data center
Attacco a baionetta DN 100 100 mm Fino a 3.500 l/min 25 bar Strutture industriali con elevata portata richiesta
Doppio attacco DN 70 2 × 70 mm Fino a 5.000 l/min (combinato) 16 bar Edifici multipiano, strutture con alta ridondanza

Prestazioni e classificazione: come si legge la sigla tecnica

La classificazione degli attacchi di mandata segue lo standard UNI 70, che definisce due categorie principali: UNI 70/1 (attacchi a vite) e UNI 70/2 (attacchi a baionetta). Ogni attacco è caratterizzato da una sigla che comprende il tipo di collegamento, il diametro nominale, la pressione di esercizio massima e il materiale. Ad esempio, un attacco classificato come 'UNI 70/1 DN 70 PN 16' indica un attacco a vite, diametro 70 mm, pressione nominale 16 bar.

La prestazione dell'attacco è definita dalla portata massima che può transitare mantenendo una perdita di carico accettabile (generalmente inferiore a 0,5 bar). Per un DN 70 a vite, la portata nominale è di 2.500 l/min; per un DN 100 a vite, raggiunge 3.500 l/min. La perdita di carico aumenta con la portata secondo una relazione quadratica, per cui è essenziale che l'attacco sia dimensionato coerentemente con la portata dell'impianto di spegnimento. Un sottodimensionamento comporta una riduzione della pressione disponibile al punto di utilizzo finale, compromettendo l'efficacia dello spegnimento.

Un ulteriore parametro tecnico è la tenuta dinamica, verificata in laboratorio secondo le prove UNI EN 14384. L'attacco deve mantenere la tenuta anche in condizioni di variabilità della pressione e di cicli ripetuti di collegamento/scollegamento. La resistenza alla corrosione è garantita da una finitura in zincatura a caldo (almeno 70 µm) o da rivestimenti in polvere epossidica, particolarmente importante per gli attacchi posizionati in ambienti esterni o in aree con atmosfera aggressiva.

  • Standard di riferimento: UNI 70/1 (vite) e UNI 70/2 (baionetta)
  • Sigla tecnica: tipo collegamento + DN + PN (pressione nominale in bar)
  • Portata nominale DN 70: 2.500 l/min; DN 100: 3.500 l/min
  • Perdita di carico accettabile: inferiore a 0,5 bar a portata nominale
  • Tenuta verificata secondo UNI EN 14384 con cicli ripetuti
  • Protezione dalla corrosione: zincatura a caldo ≥ 70 µm o epossidica

Dove si usa tipicamente l'attacco di mandata per autopompa

L'attacco di mandata è un elemento obbligatorio in tutti gli edifici dotati di impianto di spegnimento interno, secondo quanto previsto dal Codice di Prevenzione Incendi e dalle normative tecniche di settore. Negli edifici civili residenziali (condomini, abitazioni collettive), l'attacco è posizionato in prossimità dell'accesso principale o in una nicchia murale facilmente individuabile dai vigili del fuoco. Negli alberghi e nelle strutture ricettive, l'attacco è generalmente collocato in corrispondenza dell'ingresso principale e segnalato con cartellonistica conforme alle norme ISO 7010.

Negli edifici commerciali (centri commerciali, negozi, uffici) e negli ambienti pubblici, l'attacco è parte integrante del sistema di spegnimento e deve essere facilmente accessibile senza ostacoli. Negli impianti industriali, depositi logistici e magazzini automatici, possono essere previsti attacchi multipli (doppi o in configurazione di rete) per garantire la ridondanza di alimentazione e consentire ai vigili del fuoco di alimentare contemporaneamente più zone dell'impianto. Negli ospedali, nelle RSA e nelle strutture sanitarie critiche, l'attacco è dimensionato per portate elevate e posizionato in modo da non interferire con le operazioni di emergenza.

Nelle strutture con impianti di spegnimento ad acqua nebulizzata (water mist), gli attacchi sono specificamente configurati per gestire le pressioni più elevate (fino a 25 bar) e le portate ridotte tipiche di questi sistemi. Negli edifici storici e nelle aree protette, l'attacco può essere posizionato in nicchie incassate per minimizzare l'impatto visivo, mantenendo la piena funzionalità operativa. ANCORA fornisce approfondimenti sulla configurazione degli attacchi negli hotel.

  • Edifici civili residenziali: attacco singolo DN 70 presso ingresso principale
  • Alberghi e strutture ricettive: attacco singolo o doppio con segnaletica ISO 7010
  • Edifici commerciali e uffici: attacco facilmente accessibile senza ostacoli
  • Impianti industriali e depositi: attacchi multipli per ridondanza di alimentazione
  • Ospedali e RSA: attacchi dimensionati per portate elevate
  • Sistemi water mist: attacchi configurati per pressioni fino a 25 bar

Come si sceglie il modello giusto: criteri tecnici e normativi

La scelta dell'attacco di mandata deve essere effettuata sulla base di una valutazione preliminare della portata richiesta dall'impianto di spegnimento, della pressione di esercizio prevista e della tipologia di edificio. Il primo parametro da considerare è la portata nominale dell'impianto, desumibile dal progetto dell'impianto di spegnimento o dalla relazione tecnica del progettista antincendio. Se la portata è inferiore a 1.500 l/min, un attacco DN 70 a vite è sufficiente; se la portata è compresa tra 1.500 e 2.500 l/min, è consigliabile un DN 70; per portate superiori a 2.500 l/min, è necessario un DN 100.

Il secondo criterio è la pressione di esercizio massima dell'impianto. La maggior parte degli impianti civili opera a 10-12 bar, per i quali un attacco PN 16 è appropriato. Gli impianti con pompe booster o sistemi pressurizzati possono raggiungere 16-20 bar, richiedendo attacchi PN 25. È essenziale verificare che l'attacco sia dimensionato con un margine di sicurezza rispetto alla pressione massima prevista.

Il terzo criterio riguarda la facilità di accesso e la frequenza di utilizzo prevista. Se l'attacco è destinato a essere collegato frequentemente durante esercitazioni o manutenzione, è preferibile un attacco a baionetta UNI 70/2 per ridurre i tempi di allacciamento. Se l'attacco è destinato principalmente all'intervento dei vigili del fuoco, un attacco a vite UNI 70/1 garantisce una connessione più stabile e duratura nel tempo. ANCORA descrive i controlli tecnici che il professionista antincendio effettua durante il sopralluogo, inclusa la verifica dell'attacco di mandata.

Infine, è necessario considerare l'ambiente di posizionamento. Per ambienti esterni o aree con atmosfera aggressiva, è consigliabile un attacco con rivestimento in epossidica o zincatura a caldo spessa. Per ambienti interni protetti, un attacco standard zincato è sufficiente. La posizione deve essere scelta in modo da garantire facile accesso ai vigili del fuoco, visibilità dalla strada e protezione da urti accidentali.

  • Portata nominale dell'impianto: criterio primario per il dimensionamento del DN
  • Pressione di esercizio massima: attacchi PN 16 per impianti civili, PN 25 per sistemi pressurizzati
  • Tipologia di collegamento: baionetta per accesso frequente, vite per stabilità duratura
  • Ambiente di posizionamento: rivestimento epossidico per aree esterne, standard per interno
  • Facilità di accesso e visibilità dalla strada: fattori critici per l'intervento VVF

Cosa chiedere al fornitore prima di ordinare

Prima di procedere all'ordine dell'attacco di mandata, è essenziale raccogliere informazioni tecniche precise dal fornitore. Il primo elemento da verificare è la certificazione dell'attacco secondo lo standard UNI 70 e la conformità alle prove di tenuta UNI EN 14384. Il fornitore deve fornire il certificato di collaudo che attesti la tenuta statica e dinamica dell'attacco, nonché i risultati delle prove di pressione idrostatica.

È necessario chiedere al fornitore la perdita di carico dell'attacco in funzione della portata, espressa in bar. Questo dato è fondamentale per verificare che la perdita di carico totale dell'impianto (attacco + tubazioni + valvole) non comprometta la pressione disponibile al punto di utilizzo finale. Il fornitore deve inoltre fornire le curve di portata-perdita di carico in formato grafico o tabulare.

Un ulteriore elemento critico è la compatibilità dell'attacco con i mezzi dei vigili del fuoco locali. Sebbene lo standard UNI 70 garantisca la compatibilità nazionale, è consigliabile verificare con il Comando dei Vigili del Fuoco territoriale che l'attacco scelto sia coerente con i mezzi disponibili e che non siano necessarie adattatori o configurazioni speciali.

Infine, il fornitore deve fornire la documentazione completa relativa ai materiali utilizzati (certificati di analisi chimica della ghisa o dell'acciaio), al tipo di rivestimento protettivo (zincatura, epossidica), allo spessore del rivestimento e alle tolleranze dimensionali. Nel caso di attacchi con valvola di ritegno integrata, è necessario richiedere la pressione di apertura della valvola e il certificato di funzionamento.

  • Certificazione UNI 70 e conformità alle prove UNI EN 14384
  • Certificato di collaudo con risultati di tenuta statica, dinamica e pressione idrostatica
  • Curve di portata-perdita di carico in formato grafico o tabulare
  • Compatibilità con i mezzi dei vigili del fuoco locali
  • Documentazione materiali: certificati analisi chimica, tipo e spessore rivestimento
  • Per attacchi con valvola di ritegno: pressione di apertura e certificato di funzionamento

Posa e manutenzione in sintesi: procedure operative e controlli periodici

La posa dell'attacco di mandata deve essere effettuata in conformità alle indicazioni del progetto e sotto la supervisione di un tecnico specializzato. L'attacco deve essere fissato al tubo di mandata principale mediante una flangia di ancoraggio, garantendo una rigidità strutturale che eviti vibrazioni e sollecitazioni eccessive durante il funzionamento dell'impianto. Il tubo di collegamento deve essere realizzato in acciaio zincato o inox, con diametro coerente alla portata prevista e con spessore di parete conforme alla norma UNI EN 10255.

La posizione dell'attacco deve essere facilmente accessibile dai vigili del fuoco, preferibilmente a un'altezza compresa tra 0,8 e 1,5 metri dal suolo, senza ostacoli fisici che ne impediscano il collegamento rapido. L'attacco deve essere segnalato con una targa in alluminio o acciaio inox recante la scritta 'Attacco mandata vigili del fuoco' e il simbolo ISO 7010 W004 (segnale di uscita di emergenza). Nel caso di attacchi in nicchia murale, la nicchia deve essere protetta da uno sportello in acciaio facilmente apribile.

La manutenzione periodica dell'attacco comprende: ispezione visiva mensile per verificare l'assenza di corrosione, danni meccanici e perdite; pulizia semestrale della filettatura e dell'anello di tenuta; verifica della tenuta mediante collegamento e scollegamento controllato almeno una volta all'anno; controllo della segnaletica e della visibilità dell'attacco. In caso di deterioramento dell'anello di tenuta (evidenziato da perdite d'acqua durante il collegamento), l'anello deve essere sostituito secondo le specifiche del costruttore. ANCORA fornisce indicazioni sulla manutenzione degli impianti di spegnimento in esercizio continuo.

  • Fissaggio rigido mediante flangia di ancoraggio al tubo di mandata principale
  • Tubo di collegamento in acciaio zincato o inox, diametro e spessore conformi a UNI EN 10255
  • Posizionamento a 0,8-1,5 m dal suolo, facilmente accessibile senza ostacoli
  • Segnaletica conforme ISO 7010 W004 con targa in alluminio o acciaio inox
  • Ispezione visiva mensile per corrosione e danni meccanici
  • Verifica della tenuta mediante collegamento-scollegamento annuale
  • Sostituzione dell'anello di tenuta in caso di deterioramento

Domande frequenti

Qual è la differenza tra un attacco a vite UNI 70/1 e un attacco a baionetta UNI 70/2?

L'attacco a vite UNI 70/1 utilizza una filettatura metrica M 80 × 1,5 e garantisce una connessione stabile, ideale per impianti fissi dove il collegamento non viene ripetuto frequentemente. L'attacco a baionetta UNI 70/2 consente il collegamento rapido mediante una rotazione di 90° ed è preferito in contesti dove la velocità di allacciamento è critica, come negli interventi dei vigili del fuoco. Entrambi garantiscono la stessa tenuta e compatibilità secondo lo standard UNI 70.

Come si determina se è necessario un attacco DN 70 o DN 100?

La scelta dipende dalla portata nominale dell'impianto di spegnimento. Un attacco DN 70 è appropriato per portate fino a 2.500 l/min ed è lo standard per edifici civili, alberghi e uffici. Un attacco DN 100 è necessario per portate superiori a 2.500 l/min ed è tipico di impianti industriali, depositi logistici e strutture critiche. La portata richiesta deve essere desunta dal progetto dell'impianto di spegnimento o dalla relazione tecnica del progettista antincendio.

Quale pressione nominale (PN) deve avere l'attacco di mandata?

La pressione nominale dipende dalla pressione di esercizio massima prevista nell'impianto. Per la maggior parte degli impianti civili che operano a 10-12 bar, un attacco PN 16 è appropriato. Per impianti con pompe booster o sistemi pressurizzati che raggiungono 16-20 bar, è necessario un attacco PN 25. È essenziale verificare che l'attacco sia dimensionato con un margine di sicurezza rispetto alla pressione massima prevista.

Dove deve essere posizionato l'attacco di mandata e come deve essere segnalato?

L'attacco deve essere posizionato a un'altezza compresa tra 0,8 e 1,5 metri dal suolo, in una posizione facilmente accessibile dai vigili del fuoco senza ostacoli fisici. Deve essere segnalato con una targa in alluminio o acciaio inox recante la scritta 'Attacco mandata vigili del fuoco' e il simbolo ISO 7010 W004. Nel caso di attacchi in nicchia murale, la nicchia deve essere protetta da uno sportello facilmente apribile.

Quali sono i controlli di manutenzione periodica necessari per l'attacco di mandata?

La manutenzione comprende: ispezione visiva mensile per verificare l'assenza di corrosione e danni meccanici; pulizia semestrale della filettatura e dell'anello di tenuta; verifica della tenuta mediante collegamento-scollegamento controllato almeno una volta all'anno. In caso di deterioramento dell'anello di tenuta (evidenziato da perdite d'acqua), l'anello deve essere sostituito secondo le specifiche del costruttore.

Che cosa significa 'perdita di carico' dell'attacco e perché è importante?

La perdita di carico è la riduzione di pressione che si verifica quando l'acqua passa attraverso l'attacco, espressa in bar. Per un attacco DN 70 a portata nominale (2.500 l/min), la perdita di carico deve essere inferiore a 0,5 bar. Questa informazione è critica per verificare che la pressione disponibile al punto di utilizzo finale dell'impianto di spegnimento non sia compromessa. Un sottodimensionamento dell'attacco comporta una riduzione della pressione e dell'efficacia dello spegnimento.

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