Tende da sole e cappotto termico: come aumentano il…

Sicurezza Antincendio

Tende da sole e cappotto termico: come aumentano il rischio incendio in facciata

Risposta rapida

La moderna evoluzione delle tecniche di efficientamento energetico degli edifici residenziali e condominiali ha portato alla massiccia diffusione dell'installazione di sistemi di isolamento termico dall'esterno, comunemente definiti cappotti termici o sistemi ETICS (External Thermal Insulation Composite Systems). Se da un lato l'applicazione di pannelli isolanti lungo le facciate esterne dei palazzi garantisce una drastica riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di anidride carbonica, dall'altro introduce una variabile di rischio antincendio di eccezionale rilevanza strutturale che l'ingegneria della sicurezza e i datori di lavoro non possono ignorare.

La facciata dell'edificio, storicamente considerata un elemento costruttivo inerte e sicuro in quanto realizzata in laterizio o calcestruzzo incombustibile, si trasforma, in presenza di un cappotto termico non correttamente progettato, in un potenziale vettore di propagazione verticale rapidissima delle fiamme, capace di trasferire un incendio da un singolo appartamento a tutto lo stabile nel giro di pochissimi minuti.

Il fattore di rischio principale risiede nella natura chimica dei materiali isolanti utilizzati per la realizzazione dei pannelli del cappotto termico. Per ragioni di budget economico e di facilità di posa in cantiere, la stragrande maggioranza dei cappotti termici installati in Italia è costituita da pannelli in Polistirene Espanso Sinterizzato (EPS) o Poliuretano. Questi materiali sono polimeri plastici derivati dal petrolio che possiedono un elevato potere calorifico e una classificazione di reazione al fuoco generalmente Euroclasse E o D. Questo significa che, qualora vengano investiti da una fiamma diretta o da un calore radiante elevato, l'EPS fonde trasformandosi in un liquido plastico bollente incendiato che cola lungo la facciata, alimentando il fuoco e rilasciando fumi neri densissimi carichi di sostanze tossiche (stirene, monossido di carbonio). Se l'incendio aggancia il cappotto, il fuoco risale la facciata sfruttando l'effetto camino generato dall'intercapedine d'aria o dalla distruzione degli strati di finitura superficiali, penetrando all'interno degli appartamenti dei piani superiori attraverso le finestre aperte o spaccando i vetri per shock termico.

In questo scenario di vulnerabilità strutturale della facciata, l'installazione e la gestione delle tende da sole installate sui balconi privati costituiscono l'elemento di innesco o l'acceleratore termico più pericoloso. Le tende da sole sono realizzate con ampie metrature di tessuti acrilici, poliestere o cotone trattato che, pur essendo parzialmente resistenti agli agenti atmosferici, presentano una reazione al fuoco limitata se investiti da fiamme libere. La tenda da sole funge da perfetto "recettore di innesco": se un condomino del piano superiore lancia un mozzicone di sigaretta acceso o se si verifica un cortocircuito elettrico al motore della tapparella o al condizionatore d'aria installato sul balcone, la tenda prende fuoco istantaneamente. La combustione della tenda genera un fronte di fiamma flessibile e geometricamente esteso che si appoggia direttamente contro la parete esterna della facciata, investendo frontalmente lo strato di intonaco sottile che protegge il cappotto termico in EPS. Il calore spacca l'intonaco esponendo il polistirene sottostante, innescando l'incendio generalizzato della facciata.

Per contrastare questo fenomeno catastrofico, il Ministero dell'Interno, attraverso la Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ha emanato specifiche linee guida denominate "Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili". La normativa tecnica impone che i materiali che costituiscono il cappotto termico debbano possedere una classe di reazione al fuoco minima pari a Euroclasse B-s1, d0.

Questo significa che il materiale deve essere a bassissima infiammabilità (Classe B), non deve produrre fumi opachi o tossici (s1) e non deve generare gocce o particelle ardenti che cadono verso il basso (d0). Per raggiungere questo obiettivo di sicurezza, i progettisti moderni devono sostituire i pannelli in EPS con materiali isolanti completamente incombustibili di Euroclasse A1 o A2, quali la lana di roccia o il vetro cellulare, i quali resistono a temperature superiori ai 1.000 °C senza bruciare e bloccando la risalita del fuoco.

Nelle opere di ristrutturazione parziale o qualora per ragioni economiche si sia scelto di utilizzare comunque l'EPS, la normativa impone l'obbligo di realizzare delle barriere tagliafuoco orizzontali di interruzione in lana di roccia. Si tratta di fasce strutturali continue, alte almeno 30 o 40 centimetri, installate in corrispondenza di ogni solaio interpiano e attorno al perimetro di tutte le finestre e porte-finestre dei balconi. In questo modo, se la tenda da sole di un appartamento prende fuoco e incendia il cappotto di quel piano, le fiamme risalendo incontrano la fascia in lana di roccia incombustibile, che interrompe la continuità chimica del combustibile e blocca la propagazione del rogo verso i piani superiori, concedendo il tempo necessario ai Vigili del Fuoco per intervenire e circoscrivere il sinistro. L'omessa previsione di queste barriere da parte del progettista o dell'impresa edile configura una grave responsabilità penale per disastro colposo in caso di incendio.

Domande frequenti

Tende da sole e cappotto termico: come aumentano il rischio incendio in facciata?

La moderna evoluzione delle tecniche di efficientamento energetico degli edifici residenziali e condominiali ha portato alla massiccia diffusione dell'installazione di sistemi di isolamento termico dall'esterno, comunemente definiti cappotti termici o sistemi ETICS (External Thermal Insulation Composite Systems). Se da un lato l'applicazione di pannelli isolanti lungo le facciate esterne dei palazzi garantisce una drastica riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di anidride carbonica, dall'altro introduce una variabile di rischio antincendio di eccezionale rilevanza strutturale che l'ingegneria della sicurezza e i datori di lavoro non possono ignorare.

Cosa si rischia in caso di mancato rispetto della norma?

Questi materiali sono polimeri plastici derivati dal petrolio che possiedono un elevato potere calorifico e una classificazione di reazione al fuoco generalmente Euroclasse E o D.

Di chi è la responsabilità?

L'omessa previsione di queste barriere da parte del progettista o dell'impresa edile configura una grave responsabilità penale per disastro colposo in caso di incendio.

Hai dubbi sulla conformità antincendio della tua attività?

Parla con un nostro tecnico: consulenza gratuita e senza impegno.

📞 Chiama lo 050 8054008