Caso di Studio: come una porta REI tenuta aperta ha…

Sicurezza Antincendio

Caso di Studio: come una porta REI tenuta aperta ha distrutto un'azienda tessile

Risposta rapida

L'analisi dei sinistri storici reali costituisce uno degli strumenti didattici e tecnici più efficaci per comprendere l'assoluta interdipendenza tra le misure di protezione passiva antincendio e la sopravvivenza stessa di un'attività economica. Questo caso di studio prende in esame la dinamica e le conseguenze giudiziarie di un incendio devastante che ha colpito una media impresa del settore tessile sita nel distretto industriale del nord Italia, un evento che ha determinato il collasso strutturale dello stabilimento e il successivo fallimento della società nel volgere di ventiquattro ore.

L'elemento cardine che ha trasformato un principio di incendio circoscrivibile in un disastro totale non è stata l'entità dell'innesco, bensì l'annullamento intenzionale e sistematico di una barriera di compartimentazione: una porta tagliafuoco REI 120 mantenuta deliberatamente aperta tramite l'utilizzo di un cuneo di legno.

L'azienda occupava un capannone industriale di circa 4.000 metri quadrati, suddiviso originariamente in due compartimenti strutturalmente isolati mediante la realizzazione di un muro tagliafuoco ad alta resistenza in blocchi di calcestruzzo armato. Il Compartimento A ospitava il reparto produttivo, caratterizzato dalla presenza di telai automatici, macchinari per la filatura e un elevatissimo carico di incendio derivante dallo stoccaggio di materie prime sfuse quali balle di cotone grezzo, rocche di filato sintetico e residui di lavorazione altamente volatili. Il Compartimento B era destinato invece al magazzino del prodotto finito pronto per la spedizione, agli uffici commerciali, alla sala server informatica e all'archivio cartaceo della contabilità.

L'unico punto di collegamento e transito tra i due compartimenti era costituito da un varco di passaggio protetto da una porta metallica tagliafuoco omologata REI 120, dotata di un dispositivo di chiusura automatica a molla a norma UNI EN 1125.

L'evento ha avuto inizio durante le ore notturne, in assenza di personale, a causa di un guasto di natura elettrica (surriscaldamento per sovraccarico) del motore termico di un telaio lasciato attivo per un ciclo di produzione automatizzato. Le scintille generate dal motore hanno immediatamente incendiato la polvere di cotone depositata al suolo, propagandosi in pochi minuti alle balle di tessuto adiacenti e generando un fronte di fuoco caratterizzato da temperature superiori ai 900 °C, con un'imponente emissione di fumi densi carichi di monossido di carbonio e acido cianidrico. Se la porta tagliafuoco REI 120 fosse stata libera di operare, il meccanismo di autochiusura l'avrebbe mantenuta serrata all'interno del proprio telaio. La porta avrebbe resistito all'azione termica e bloccato il passaggio dei gas per due ore consecutive, un tempo ampiamente sufficiente a consentire l'arrivo dei Vigili del Fuoco, allertati dal sistema di rilevamento fumi automatico dello stabilimento.

Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo dei Vigili del Fuoco hanno invece accertato che, durante il turno diurno precedente, alcuni addetti alla logistica avevano posizionato un grosso cuneo di legno sotto la base dell'anta della porta REI. Questa pratica, consolidata nel tempo all'interno dell'azienda per evitare il fastidio di dover spingere manualmente la porta pesante a ogni passaggio dei carrelli elevatori, ha impedito la chiusura automatica del serramento.

Attraverso il varco lasciato completamente aperto, il fumo tossico e le fiamme hanno invaso il Compartimento B nel giro di pochissimi minuti. Il calore radiante ha innescato per autocombustione i cartoni dei prodotti finiti pronti per la spedizione, distruggendo interamente il magazzino, carbonizzando la sala server con la perdita di tutti i dati storici e provocando il crollo della copertura metallica del capannone per snervamento termico dei pilastri portanti.

Le conseguenze legali ed economiche derivanti dall'accertamento di questa negligenza sono state immediate. I periti della compagnia assicurativa, rinvenendo tra le macerie i resti metallici del telaio e la traccia del cuneo carbonizzato che aveva bloccato l'anta, hanno formalizzato il rifiuto del pagamento dell'indennizzo milionario per danni da incendio, eccependo la violazione dell'Articolo 1900 del Codice Civile relativo al dolo o colpa grave dell'assicurato. Il datore di lavoro, privato della copertura finanziaria dell'assicurazione e con l'intero patrimonio aziendale distrutto, ha dovuto dichiarare il fallimento della società. Parallelamente, la Procura della Repubblica ha rinviato a giudizio il titolare d'azienda e il capo reparto per il reato penale di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro (Art. 437 c.p.), un procedimento che si è concluso con la condanna definitiva dei vertici aziendali e la perdita totale dei beni personali.

Domande frequenti

Caso di Studio: come una porta REI tenuta aperta ha distrutto un'azienda tessile?

L'analisi dei sinistri storici reali costituisce uno degli strumenti didattici e tecnici più efficaci per comprendere l'assoluta interdipendenza tra le misure di protezione passiva antincendio e la sopravvivenza stessa di un'attività economica. Questo caso di studio prende in esame la dinamica e le conseguenze giudiziarie di un incendio devastante che ha colpito una media impresa del settore tessile sita nel distretto industriale del nord Italia, un evento che ha determinato il collasso strutturale dello stabilimento e il successivo fallimento della società nel volgere di ventiquattro ore.

Cosa si rischia in caso di mancato rispetto della norma?

Parallelamente, la Procura della Repubblica ha rinviato a giudizio il titolare d'azienda e il capo reparto per il reato penale di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro (Art.

Di chi è la responsabilità?

Il datore di lavoro, privato della copertura finanziaria dell'assicurazione e con l'intero patrimonio aziendale distrutto, ha dovuto dichiarare il fallimento della società.

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